...facciamo un pò di storia....

Dalla Preistoria al Rinascimento (In, AA.VV., Misteriosi scrigni. Borse della collezione Cristina Giorgetti, dal XVII al XX Secolo, Prato, SopraTuttolibri Edizioni, 2001)
Quelle che noi oggi chiamiamo borsa (dal latino tardo bursa, dal greco byrsa, cioè pelle) nel tempo ha avuto nomi diversi e fini diversi. Infatti, se l’uomo preistorico ha usato un sacco di pelle per i suoi strumenti di caccia, con l’avvento delle prime civiltà, come i Sumeri e gli Assiri, le borse furono usate soprattutto nei riti sacri (anche se ancora oggi non si conosce né il significato di tale uso né il contenuto). Gli Egizi nella loro vita quotidiana usarono una gran varietà di sacchetti di lino e sporte vegetali. Così mentre gli scriba vi riponevano i loro strumenti per la scrittura numerose statuette di ushabiti rinvenute nelle tombe ce li mostrano con indosso delle borse, pronti a soddisfare ogni esigenza del sovrano nel regno dei morti. I Greci dal canto loro, adottorano le borse sia per contenere denaro (ballantion) sia per altri oggetti (phascolion). Anche presso i Romani un tipo di borsa chiamata crumina, portata appesa al collo e sospesa sul petto, serviva a contenere il denaro spicciolo (nella versione più piccola, come vero e proprio borsellino, usavano la crumilla). Generalmente gli uomini indossavano la zona, in cuoio e a forma di tasca, portata con la cintura per il denaro, le matrone invece, si facevano portare dalle schiave la manticula, un sacco a mano.
Con l’avvento dei primi Cristiani la borsa ricominciò ad assumere un significato sacro: non a caso l’encolpio, una piccola custodia, era posta sul petto e spesso era anche un reliquiario ed il suo uso aveva un significato protettivo e apotropaico. I monaci orientali, inclusero insieme alla tunica un contenitore a forma di bisaccia, in cuoio: era il pellis, o melote o pera.
È però con il Medioevo che la borsa acquista una maggiore importanza e ha una molteplicità di usi. Ciò determina ovviamente una varietà sia nella lavorazione sia nei modelli. Permane comunque il suo uso sacro, anche perché per trasportare oggetti destinati al culto sono usate delle borse. Dante, dal canto suo, invece, associa la borsa alla pratica dell’usura e perciò spesso la borsa ha significato avarizia e cupidigia. Con la rivoluzione commerciale del Medioevo la produzione di borse e scarselle, il cui appannaggio era esclusivo delle Corporazioni, è tutta in mano ai pellicciai, cuoiai, correggiai e vajai, mentre quelle realizzate in tessuto erano ovviamente fatte dai sarti. A questo proposito vale la pena sottolineare che in questo periodo la confezione delle vesti era affidata esclusivamente agli uomini, sebbene nel Livre des Metiers scritto tra il 1254 e il 1271 sono citate delle confezionatrici di scarselle saracene (borse che forse erano realizzate su fogge orientali o probabilmente fatte con cuoio orientale che era molto apprezzato per la buona qualità). Le borsette femminili sono comunque quelle più pregiate. L’abbigliamento delle donne infatti, prevede l’uso della cotte, su cui poi si indossa il surcot, senza maniche ma ornato da una cintura alla quale veniva appesa l’aumoniere. Si trattava di un piccolo sacco destinato a contenere l’obolo per le elemosine (da cui il nome) ma anche per contenere monete piccole o piccoli oggetti. Erano in ogni caso borse molto lussuose e fatte sia in oro che in argento. Anche gli uomini la indossavano ma appese ai bragheri, le alte cinture di cuoio, molto di moda all’epoca. Molto utilizzata era anche la scarsella, in genere indossata per contenere cibo e altri oggetti.
Nel ‘400 gli uomini prediligono ancora i modelli di borsa che si portano appesi alla cintura e le donne l’aumoniere, anch’essa appesa alla cintura da una larga corda o catena e che in Francia è chiamata appunto chatelaine. Ma la vera novità di questo periodo sono senz’altro le chiusure, realizzate in ferro o in argento. A partire dalla metà del ‘500 le chiusure sono realizzate con la tecnica della fusione a cera persa (una tecnica che è tipica dell’oreficeria) e punzonate e perciò sono dei veri e propri capolavori di oreficeria, i cui sacchi erano realizzati in damasco, broccato o velluto. Lussuosissime erano poi le gaming purse, le borse da gioco maschili, di forma circolare, in velluto ricamato in oro e argento, chiuse con tiri di nappa di seta.

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